LA SOTTILE LINEA ROSSA
Intervista a Bob Noorda, progettista della segnaletica della Metropolitana di Milano
Bob Noorda nasce ad Amsterdam nel 1927. In seguito si stabilisce a Milano ed inizia a operare in tutti i settori del visual design.
Nel 1961 è art director alla Pirelli, nel 1963-64 diviene consulente artistico per la Rinascente-Upim.
Bob Noorda, ha visto il regalo di Natale di MM ai milanesi: la linea metropolitana rossa è tutta scintillante, peccato che non si legga più nulla…
Si vede che MM oggi sta un po’ meglio e può spendere; non so chi abbia deciso di fare questa cosa, ho provato ad informarmi ma non riesco ad arrivare al responsabile. Probabilmente hanno dato in mano il tutto ad una ditta che ha tolto, pulito e ricoperto i pannelli originali con una pellicola adesiva.
Ma non è meglio lucida piuttosto che opaca come una volta?
Nel 1963, facemmo anche noi una prova con un bel rosso lucido, ma ci siamo accorti che con l’illuminazione, che per forza di cose era parallela ai binari, il riflesso sarebbe stato terribile. Inoltre, il lucido avrebbe evidenziato tutte le imperfezioni della posa dei singoli pannelli, quindi optammo per l’opaco, infatti ora si vede lo spessore delle scritte precedenti. Tutto questo è spaventoso.
Inoltre hanno usato un carattere leggermente diverso senza considerare le spaziature originali, il tutto senza consultarmi. Forse pensano che io non ci sia più.
Perché si lavora e si progetta così oggi?
C’è una mancanza da parte dell’Amministrazione pubblica, di chi è responsabile. Il vero problema è una mancanza di preparazione. Forse non si sono accorti che le nuove insegne sono lucide e che ciò potesse creare problemi di leggibilità. Se pensiamo all’identità grafica della comunicazione dei ministeri italiani riscontriamo gravi lacune. Io sono olandese, e lì tutti i ministeri hanno un’identità perfetta, sono molto avanti, quasi maniacali, c’è sempre una volontà di essere nuovi, qui no. Comunque sia, è un peccato buttare via delle cose che hanno ancora un valore come questa segnaletica che è stata premiata con il compasso d’oro. Milano è considerata la città del design, ma soprattutto grazie alla moda, e al salone del mobile aveva un ruolo mondiale negli anni ‘60, tutte le cose più importanti, a livello di design e grafica, sono nate qui in quel periodo. Purtroppo sia l’Amministrazione pubblica che i manager delle grandi aziende hanno un approcio approssimativo nei confronti della comunicazione visiva, ciò influisce negativamente sulla cultura dell’immagine aziendale e sull'efficacia della comunicazione.
Com’è nato il progetto grafico della metropolitana?
Era il 1963, quando Albini ha avuto l’incarico di progettare gli interni della metropolitana. C’erano molti problemi di comprensione dei percorsi che sono stato chiamato a risolvere. Abbiamo deciso di fare tutto marrone scuro, per nascondere le strutture e resistere allo sporco.
Le pareti perimetrali vennero ricoperte con i pannelli modulari, alla moda di allora. Per la segnaletica abbiamo inventato una linea rossa continua perimetrale per tutta la stazione. Questa idea nuova è stata progettata a Milano e ripresa nelle metropolitane di tutto il mondo:questa fascia era ottima per la visibilità, e abbiamo avuto l’idea di ripetere il nome della stazione ogni cinque metri in modo che si potesse capire subito in quale stazione ci si trovava. Una volta stabilita questa fascia continua si doveva poi pensare alle scritte: la committenza voleva un carattere alto, ma era poco leggibile poiché la vista è quasi sempre in prospettiva, allora si è optato per un carattere “helvetica” personalizzato, creando una versione apposita con le aste ribassate, le curve semplificate ed il peso ottimale per la natura della metropolitana.
Poi vennero la linea 2 e la linea 3. Mentre la linea 1 era pensata per una massima durata, nella seconda linea si è voluto risparmiare sostituendo i pannelli con la lamiera. Invece nella linea 3 si è passati al marmo e ai controsoffitti sulla banchina, aumentando i costi di costruzione e manutenzione.
Dal suo punto di vista, come mai Milano ha perso la sua posizione di capitale del design?
É abbastanza difficile individuare una causa precisa. Posso fare degli esempi. Per la capitale del design e dell'architettura, di certo Malpensa non è un buon biglietto da visita, la segnaletica è un disastro. Penso a chi arriva da qualsiasi parte del mondo immaginando il nuovo aeroporto di Milano e trova qualcosa di imbarazzante, poi arriva a Cadorna e trova la statua di Holdemburg messa in un angolo nascosta tra pali, luci e tram. Perché non è stata messa dove c‚è la fontana? Negli ultimi anni l’Amministrazione cittadina avrebbe potuto fare di più per conservare il ruolo di Milano come capitale del design. Spero lo si possa fare in futuro. Purtroppo sono pessimista.Ci sono sempre meno risorse e quando ci sono poca cura nell’impiegarle.
Inoltre, mancano progetti a lungo termine sia pubblici che privati; la fretta non permette di fare lo cose come andrebbero fatte. Ma sono convinto che le potenzialità e le capacità ci siano ancora.
Che consigli darebbe ai giovani designer milanesi?
Credo che Milano continui a essere ancora un luogo di opportunità. Ci sono sempre delle nicchie in cui entrare e sperare che diventino autostrade, non tirarsi indietro, volere la perfezione anche quando non è richiesta, lavorare tanto.
Francesco Cavalli e David Pasquali